I cannabinoidi agiscono attraverso i recettori specifici CB1 e CB2. I recettori CB1 sono situati principalmente nel cervello (ippocampo, cervelletto e telencefalo), mentre i recettori CB2 si trovano soprattutto in regioni periferiche (milza, tonsille e cellule del sistema immunitario). I cannabinoidi naturali presentano una maggiore affinità per i recettori CB1 che legano l'anandamide. Questi recettori riducono l'attività di diversi enzimi intracellulari e, quindi, anche la quantità di neurotrasmettitori rilasciati. Viene così attenuata l'eccitabilità neuronale del cervello. Nel sistema di gratificazione del cervello, i cannabinoidi attivano i neuroni della dopamina mediante la soppressione degli effetti inibitori dei neuroni GABA.
I cannabinoidi sono stati utilizzati per il trattamento di reumatismi, malaria, cefalea e stipsi. Il THC sintetico (dronabinolo) ha trovato applicazione nel trattamento medico dell'anoressia, della nausea e del vomito associati alla chemioterapia antitumorale. Tuttavia, con lo sviluppo di nuovi farmaci, il valore terapeutico dei cannabinoidi si sta gradualmente ridimensionando.
La cannabis viene ampiamente utilizzata per la capacità di alterare l'umore e le proprietà rilassanti. Di conseguenza, ha effetti demotivanti sull'allenamento e le gare sportive. La mancanza di prove scientifiche a favore di una capacità della cannabis di migliorare le prestazioni è associata, d'altro canto, a evidenti prove dei suoi effetti avversi sulle abilità psicomotorie e le funzioni cognitive. In sport basati su velocità, agilità e attenzione (sci, sport motoristici, ecc.) la riduzione delle prestazioni psicomotorie aumenta i problemi di sicurezza. Un numero crescente di giovani atleti utilizza i cannabinoidi indipendentemente dalla propria disciplina sportiva. Ciò suggerisce che i cannabinoidi non vengono assunti per scopi di doping, ma piuttosto per motivi sociali. La personalità può avere un suo ruolo nell'uso dei cannabinoidi, in quanto i soggetti che si dedicano a sport estremi e di combattimento presentano una maggiore tendenza ad assumere queste sostanze rispetto ad altri atleti.
La proibizione dei cannabinoidi nello sport è dettata dall'esigenza di tutelare la sicurezza sia durante l'allenamento che nelle gare, nonché di offrire alla società un'immagine positiva dei grandi atleti e di appoggiare le leggi di vari paesi sulla messa al bando di queste sostanze. Secondo il regolamento AMA-WADA, i campioni raccolti fuori del contesto delle gare non vengono analizzati per rilevare la presenza di narcotici o cannabinoidi. Nel periodo 2001-2005 gli oppiacei sono stati rilevati solo nello 0,1% dei campioni totali (760.808) analizzati in tutti i laboratori accreditati dal CIO e dall'AMA-WADA, mentre l'incidenza relativa dei campioni positivi ai cannabinoidi era dello 0,27%. Considerando che questo tipo di campioni corrisponde a circa il 50% dei campioni totali analizzati, il numero effettivo dei casi di cannabinoidi può essere notevolmente superiore a quello riportato. Ciò illustra la proporzione dell'uso di cannabinoidi nello sport.
I cannabinoidi sono stati utilizzati per il trattamento di reumatismi, malaria, cefalea e stipsi. Il THC sintetico (dronabinolo) ha trovato applicazione nel trattamento medico dell'anoressia, della nausea e del vomito associati alla chemioterapia antitumorale. Tuttavia, con lo sviluppo di nuovi farmaci, il valore terapeutico dei cannabinoidi si sta gradualmente ridimensionando.
La cannabis viene ampiamente utilizzata per la capacità di alterare l'umore e le proprietà rilassanti. Di conseguenza, ha effetti demotivanti sull'allenamento e le gare sportive. La mancanza di prove scientifiche a favore di una capacità della cannabis di migliorare le prestazioni è associata, d'altro canto, a evidenti prove dei suoi effetti avversi sulle abilità psicomotorie e le funzioni cognitive. In sport basati su velocità, agilità e attenzione (sci, sport motoristici, ecc.) la riduzione delle prestazioni psicomotorie aumenta i problemi di sicurezza. Un numero crescente di giovani atleti utilizza i cannabinoidi indipendentemente dalla propria disciplina sportiva. Ciò suggerisce che i cannabinoidi non vengono assunti per scopi di doping, ma piuttosto per motivi sociali. La personalità può avere un suo ruolo nell'uso dei cannabinoidi, in quanto i soggetti che si dedicano a sport estremi e di combattimento presentano una maggiore tendenza ad assumere queste sostanze rispetto ad altri atleti.
La proibizione dei cannabinoidi nello sport è dettata dall'esigenza di tutelare la sicurezza sia durante l'allenamento che nelle gare, nonché di offrire alla società un'immagine positiva dei grandi atleti e di appoggiare le leggi di vari paesi sulla messa al bando di queste sostanze. Secondo il regolamento AMA-WADA, i campioni raccolti fuori del contesto delle gare non vengono analizzati per rilevare la presenza di narcotici o cannabinoidi. Nel periodo 2001-2005 gli oppiacei sono stati rilevati solo nello 0,1% dei campioni totali (760.808) analizzati in tutti i laboratori accreditati dal CIO e dall'AMA-WADA, mentre l'incidenza relativa dei campioni positivi ai cannabinoidi era dello 0,27%. Considerando che questo tipo di campioni corrisponde a circa il 50% dei campioni totali analizzati, il numero effettivo dei casi di cannabinoidi può essere notevolmente superiore a quello riportato. Ciò illustra la proporzione dell'uso di cannabinoidi nello sport.
Area interattiva:
Cannabinoidi
I preparati della cannabis contengono più di 60 cannabinoidi, ma il principale componente psicoattivo della cannabis è il tetraidrocannabinolo (THC). L'apparato respiratorio è interessato da alcuni degli effetti avversi più gravi del fumo di cannabis (marijuana). Riguardo agli effetti avversi del fumo di cannabis sui polmoni, gli effetti del THC sono forse di minore importanza rispetto a quelli provocati dai numerosi prodotti di combustione ai quali sono esposti i fumatori. Dati clinici suggeriscono che tali effetti avversi sono simili a quelli indotti dal fumo di tabacco. Infatti, sia la fase gassosa che quella particolata del fumo di tabacco e di cannabis contengono la stessa serie di sostanze chimiche dannose (tabacco e sostanze cancerogene). Tuttavia, le conseguenze polmonari del fumo di cannabis possono essere amplificate da un maggiore accumulo di particolati del fumo nei polmoni, a causa del diverso modo in cui viene fumata la cannabis. Infatti, i fumatori di cannabinoidi generalmente inalano profondamente il fumo e trattengono a lungo il respiro per ottenere il massimo assorbimento di THC. Studi clinici dimostrano che l'infiammazione si sviluppa anche dopo un'esposizione limitata al fumo di cannabis. Mentre il THC in sé causa una modesta broncodilatazione a breve termine, il fumo di cannabis produce numerose alterazioni respiratorie a lungo termine, come attestano le prove istopatologiche di bronchiti acute e croniche. Nei fumatori di cannabis sono molto comuni i sintomi quali tosse cronica e produzione di espettorato, nonché dispnea da sforzo. Il fumo abituale di marijuana è associato ad anomalie nella struttura e funzione dei macrofagi alveolari, predisponendo potenzialmente a infezioni polmonari.
Il fumo di cannabis è cancerogeno sia in vitro che in vivo ed è una delle possibili cause di tumori polmonari nei fumatori cronici di cannabis. In questi ultimi sono state riscontrate le stesse alterazioni istopatologiche e mutageniche che si ritiene precorrano il carcinoma del polmone. In giovani adulti che sono stati fumatori cronici di cannabis, sono documentati anche casi di tumori del tratto aerodigestivo superiore (bocca, lingua ed esofago), ma mancano riscontri precisi negli studi epidemiologici.
Il fumo di cannabis è cancerogeno sia in vitro che in vivo ed è una delle possibili cause di tumori polmonari nei fumatori cronici di cannabis. In questi ultimi sono state riscontrate le stesse alterazioni istopatologiche e mutageniche che si ritiene precorrano il carcinoma del polmone. In giovani adulti che sono stati fumatori cronici di cannabis, sono documentati anche casi di tumori del tratto aerodigestivo superiore (bocca, lingua ed esofago), ma mancano riscontri precisi negli studi epidemiologici.
